logoC20HTS

Il Club dei Venti all'Ora
La Trieste Opicina

"Motociclismo senza confini", Italia e Slovenia unite dalla passione per le due ruote

Una serata densa di storia, passione ed emozioni ha illuminato ieri, domenica 31 agosto 2025, piazzale Seghizzi, ai piedi del castello di Gorizia, con “Motociclismo senza confini”, l’evento che ha unito simbolicamente e concretamente Gorizia e Nova Gorica, Capitale europea della Cultura 2025. Il momento clou è stato l’accensione, per la prima volta in pubblico, della leggendaria Galbusera V8 del 1938,

gioiello unico del motociclismo creato da Marama Toyo e Plinio Galbusera, risvegliata dalla maestria dell’artigiano friulano Mirco Snaidero. A fare da cornice, un ricco programma tra rombi d’epoca, ospiti d’eccezione, aneddoti e testimonianze di piloti che correvano sui circuiti cittadini dell’ex Jugoslavia negli anni ’60 e ’70, intervistati dal giornalista Marco Masetti. Emozionanti anche i racconti del collezionista Renzo Benito Battilani e di Stefano Alfano, che ha riportato alla luce una delle prime gare motociclistiche in Europa, svoltasi proprio a Gorizia nel 1903 al velodromo Excelsior. Sul palco, insieme a moto storiche italiane e slovene – tra cui Sirza e Tomos – si sono alternati i sindaci Rodolfo Ziberna e Samo Turel, che con metafore motoristiche hanno ribadito il significato profondo del progetto Go!2025 come corsa condivisa e cooperazione tra due città e due culture. L’organizzazione, firmata Moto Club Trieste (tra i più antichi d’Europa) e Moto Club Pino Medeot, con la regia di Stefano Zuban, ha celebrato anche la capacità del motociclismo di superare i confini, geografici e temporali, come accade da oltre 25 anni con l’inclusione di piloti sloveni tra le fila del club goriziano. La serata ha toccato anche temi contemporanei come la sostenibilità, grazie al progetto ASI Green illustrato da Franco di Lauro e alla testimonianza dell’attivista e pilota iraniana Maryam Talaee. Un evento che ha saputo fondere passato, presente e futuro delle due ruote, ricevendo anche il patrocinio dell’Unesco, e lasciando in chi c’era il rombo indelebile della memoria e della passione.

LA FOTOGALLERY DI ROBERTO RUZZIER: